La pensione dell'avvocato: difendi la tua causa.

Punti di attenzione per un'analisi previdenziale efficace




Era un freddo pomeriggio di Novembre e l’Avvocato Lattanzi scendeva lentamente le scale del palazzo che per 36 anni aveva ospitato il suo ufficio.


Sorridendo, ripensò al momento, diversi anni prima, nel quale venne invitato ad un incontro per parlare della propria pensione.


Un traguardo, che allora, gli sembrava troppo lontano per pensarci e che adesso, ormai così vicino, era sicuro di aver raggiunto nelle migliori condizioni.


Ora si complimentava con sé stesso per averci pensato per tempo.


Una storia che riguarda da vicino gli avvocati liberi professionisti che cercano una soluzione adatta per vivere il periodo pensionistico nel migliore dei modi.


Quali sono i punti ai quali l’avvocato deve prestare attenzione quando si dedica all’analisi della propria posizione previdenziale?


Partiamo dall’ente erogatore che, nel caso specifico, è rappresentato dalla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense, ormai una delle poche Casse di liberi professionisti che basa il calcolo della pensione su basi reddituali, ossia sui redditi realizzati nell’arco della vita professionale.


In questo articolo prendo come riferimento la sola pensione di vecchiaia, che attualmente prevede i seguenti requisiti:


69 anni di età e 34 anni di contribuzione

ma che dal 2021 saranno:

70 anni di età e 35 anni di contribuzione.


Il calcolo viene effettuato partendo da una base rappresentata dalla media dei redditi professionali, netti, realizzati durante gli anni di attività.


Dal 2013 si utilizza una sola aliquota di rendimento, attualmente pari all’1,4%, ma che dal 2021 potrà subire modifiche in base “all’andamento dell’incremento della speranza di vita media” (fonte: Vademecum Previdenza Liberi Professionisti 2019 - ForFinance Editore).


Prima del 2013 le aliquote di rendimento dipendevano da diversi scaglioni di reddito.


Vediamo un esempio pratico:


In questo esempio si raggiunge una copertura del reddito attuale, pari al 56%.


Al protagonista della nostra storia, l’Avvocato Lattanzi, era stato anche consigliato di attivarsi con una contribuzione facoltativa, per integrare la quota di reddito che rimaneva priva di copertura.


La scelta in questione può ricadere su di una soluzione orientata alla stessa Cassa Forense, con regole ben definite, sia in termini di percentuale di contributo aggiuntivo (minimo 1% - massimo 10%), che di criteri di rivalutazione.


Oppure, c’è sempre la possibilità di optare per una forma di previdenza complementare esterna, con regole e modalità da valutare caso per caso.


Da tenere in considerazione l’aspetto fiscale della rendita integrativa.


Per quella derivante alla contribuzione facoltativa alla Cassa Forense si applicherà la tassazione ordinaria con le aliquote IRPEF (attualmente dal 23% al 43%), mentre quella da previdenza complementare seguirà la regola dell’imposta sostituiva con scaglione che va dal massimo del 15% al 9% in base agli anni di contribuzione.


L’Avvocato Lattanzi può guardare alla nuova fase della sua vita con una tranquillità che, forse, oggi non avrebbe avuto se fosse rimasto indifferente all'un invito ad un incontro, tanti anni prima.


Alexio Fazzini

Ho trattato il tema previdenziale anche in Pensione: una check list può essere utile

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