La via della seta: distrazione e opportunità?



La guerra commerciale tra l’America e la Cina ha attirato su di sé tutti i riflettori mediatici nel corso di questo 2019 e di fatto sta profondamente influenzando l’andamento dei mercati.

Una distrazione?

Distrazione: "Dopo aver attratto il nemico fuori strada, occorre prendere una lunga e tortuosa via, e, pur partendo dopo di lui, fare in modo di raggiungere l’obiettivo prima di lui: questo dimostra la conoscenza dell’artificio della deviazione."

Sun Tzu: L’arte della guerra


Stavo leggendo l’ultimo libro di Federico Rampini, “La seconda guerra fredda” (ed. Mondadori) che parla dello scontro commercial/tecnologico tra l’America e la Cina.


Il libro, che ripercorre le tappe della crescita cinese, parla anche del rapporto della Cina con l’Africa.


Viene raccontata l'esperienza di Irene Yuan Sun, cinese di origine ed attuale ricercatrice presso il Center for Global Development di Washington.


Irene, forte di una grande esperienza diretta sul territorio africano, ha visto crescere gli investimenti cinesi sul territorio e racconta la propria presa di coscienza che sono proprio questi il vero collante che sta avvicinando sempre più i due paesi.


L’entità dei progetti è confermata dal Piano Belt & Road (La nuova via della seta), che vede l’area africana al centro di un programma di spesa che oggi raggiunge un valore pari a circa 2.000 miliardi di dollari.


FONTE: AGI.IT

Il sito money.it entra nel dettaglio:


- 143 miliardi di dollari di finanziamenti (con in testa trasporti, attività estrattiva e comparto energetico);


- 3000 progetti riguardanti infrastrutture e 300.000 nuovi posti di lavoro in aree tra le quali Angola, Nigeria, Zambia;


- 10.000 imprese cinesi operative, delle quali il 90% prive di partecipazione statale.

Sono numeri impressionanti.


Immaginate qual’è il successivo focus commerciale?


Esatto, quello delle telecomunicazioni, con Huawei in testa nella creazione di reti di telecomunicazione e nella vendita di cellulari.


Questa crescita e questi investimenti, hanno un costo, come evidenziato sia dal sito Money.it (https://bit.ly/2rLcV0w), che da un articolo de Il sole 24 ore online (https://bit.ly/2DzotGG): gli interventi realizzati sul territorio vengono pagati dagli Stati attraverso forme di indebitamento che possono mettere a rischio le fragili economie in via di sviluppo.


Una contropartita alla quale bisogna prestare attenzione.


Tant’è che porti e aeroporti, dati a garanzia, potrebbero diventare di proprietà cinese com'è accaduto al porto greco del Pireo, dove l’azionista di riferimento è China Ocean Shipping Company (Cosco).


La guerra commerciale tra l’America e la Cina ha attirato su di sé tutti i riflettori mediatici nel corso di questo 2019 e di fatto sta profondamente influenzando l’andamento dei mercati.


Una distrazione? Forse.


Certamente, è una “lunga e tortuosa via…per raggiungere l’obiettivo” della crescita economica e finanziaria del gigante asiatico.


E il terreno di gioco si potrebbe spostare su aree geografiche oggi considerate marginali, ma molto ricche di preziose materie prime.


Su questo stesso terreno possono nascere opportunità d’investimento sulle quali, con orizzonti lunghi e profili di rischio adeguati, riflettere nel corso dei prossimi mesi.


Alexio Fazzini



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