MERCATI E FOCUS AZIONARIO


La puntata n. 278 del mio podcast La Borsa...in poche parole: trascrizione rivista e aggiornata.

Rientrato in ufficio dopo una mattinata trascorsa a Milano ad ascoltare le visioni sul futuro dei mercati e non solo, da parte di relatori illuminati e illuminanti come Michael Spence, Nobel per l’Economia nel 2001, torno ad affrontare le reazioni alle raffiche di messaggi da parte del Presidente Trump.


Scatenato in vista del Natale, probabilmente la festa da lui non preferita, apre il fuoco un po' su tutto e tutti: Brasile, Argentina, ieri, Francia, Italia oggi.

Per i primi due Paese, vi rimando alla puntata del mio podcast di ieri, per le Europee la questione è legata alla Digital Tax che potrebbe, rimanendo ai timori di Trump, danneggiare le Big del mondo tecnologico a stelle e strisce.


Volatilità e polverone che si alza sul finire di un anno sostanzialmente positivo e che apre le porte alla tornata di elezioni presidenziali del 2020, dove, proprio come si diceva oggi al convegno di Milano, la questione resta nell’individuare che sarà il candidato contrapposto a Trump.


Per questo occorre attendere febbraio.


Mercati azionari soggetti a qualche fibrillazione, come è normale che sia per questa componente di investimento.


Normalmente ed a mio avviso, correttamente associata a orizzonti di investimento di lungo termine, sui quali può esprimere i migliori risultati di crescita e come componente, più o meno significativa, di un portafoglio diversificato.


In linea generale l’azionario si inserisce in modo più naturale all’interno di portafogli che si stanno iniziando a formare, tramite ad esempio, l’avvio di piani di accumulo mirati, o che comunque, come dicevo prima, hanno tempo per poter “lavorare”, più raramente trova posto nel risparmio di chi si trova in pensione o è prossimo.


Infatti, il peso della volatilità, delle oscillazioni, dei propri investimenti viene portato quasi a zero.


A questo proposito, un articolo di Wallstreet Italia online di oggi, riprende le interviste ad alcuni esperti americani in merito all’opportunità di inserire una componente azionaria anche se l’investitore è già in pensione.


Con una specifica molto chiara: la pensione in sé deve già essere una base solida ed affidabile, una sorta di “reddito fisso di tipo obbligazionario” citando l’articolo, per mantenere in tranquillità il risparmiatore.


Su questo punto si può aprire un’altra questione sull’esigenza di crearsi al più presto una base pensionistica adeguata: ne ho già parlato e ne riparleremo.


E’ un punto di vista che merita di essere preso in considerazione sempre partendo dal presupposto che l’attenzione dev’essere concentrata sul grado di sopportazione del rischio e sul patrimonio complessivo del quale si può disporre.


La diversificazione con questa componente può avere avere una sua ragion d’essere anche in ottica di trasmissione ereditaria di investimenti di valore, che potrebbero così essere mantenuti nel tempo anche dai futuri beneficiari.


Approfondendo, caso per caso, le specifiche valutazioni successorie.


Alexio Fazzini




Ascolta qui l'episodio #278 del mio podcast La Borsa...in poche parole

https://www.spreaker.com/episode/20457361







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