Una mini guida ai 3 indicatori americani più amati dai mercati finanziari.

Updated: Aug 16, 2019

Agosto o non Agosto, le notizie economiche procedono a ritmo incessante e nello stesso modo, producono effetti sui mercati finanziari che, anche quest’anno, ci stanno dicendo che loro non vanno mai in vacanza e sono sempre pronte a ballare.


Anche a ferragosto, quindi, escono dati di macroeconomia americana molto interessanti per tenere monitorato il polso dell’economia più osservata del mondo.


Quali sono i 3 indicatori “Made in USA” che meritano un occhio di riguardo?

1) vendite al dettaglio;

2) fiducia dei consumatori (elaborato dall’Università del Michigan);

3) produzione industriale e utilizzo della capacità produttiva.


Solo il sentirli nominare fa venire sonnolenza. Resisti, andiamo a vederli da vicino: meritano attenzione perché sono capaci di dare spinta o rallentare, tutti i mercati, non solo quello a stelle e strisce.


1) VENDITE AL DETTAGLIO

Tutti i mesi 13000 commercianti al dettaglio, tra la grande e la piccola distribuzione, vengono intervistati dal Ministero del Commercio americano per sapere come stanno andando le vendite nei loro settori. Vengono tolti i dati delle vendite di auto e benzina (troppo volatili) ed esclusi i servizi.


Se il dato così ottenuto cresce, soprattutto se oltre il cosidetto “consensus”, normalmente il mercato lo apprezza molto in quanto segno di crescita economica. Ma attenzione! Più crescita spesso vuol dire più inflazione. Inflazione che cresce vuol dire Banca Centrale americana che alza i tassi.


Ciò innesca tutta una serie di tweet da parte del Presidente americano contro il governatore della Fed di turno (ora Jerome Powell): un aumento dei tassi, infatti “raffredda” l’economia.


2) FIDUCIA DEI CONSUMATORI (UNIVERSITA’ DEL MICHIGAN)

Si tratta di un indice storico: è dal 1946 che viene elaborato. Tutti i mesi il telefono di 500 persone squilla e dall’altra parte c’è l’intervistatore dell’Università del Michigan che chiede loro cosa ne pensano della situazione economica e finanziaria personale e collettiva, spaziando dalle prospettive sull’inflazione sino al mercato del lavoro.


Per fortuna il 60% del gruppo viene cambiato ad ogni indagine, altrimenti non saprebbero più cosa dirsi. Se la fiducia è alta allora è più facile che ci saranno anche consumi più alti: buone notizie per la crescita economica e quindi, per i mercati finanziari.

Lo scorso mese si è assistito ad un grande balzo, sopra le attese, rispetto al mese precedente.


3) PRODUZIONE INDUSTRIALE E UTILIZZO DELLA CAPACITA’ PRODUTTIVA

Quanti prodotti vengono realizzati? Quanto vengono usate le macchine nelle fabbriche e nelle miniere? Domande che forse non ti poni tutte le mattine, ma che la Federal Reserve (la Banca Centrale americana) pone tutti i mesi ad associazioni industriali e varie fonti pubbliche su ben 259 comparti produttivi (85 per l’indice di utilizzo della capacità produttiva).


Produzione in crescita e macchinari che lavorano a pieno regime? Bene, ma non benissimo, specialmente se questa crescita fa venire strane idee alla FED in merito all’inflazione, con il solito e ben noto “effetto tweet” sempre in agguato.


Tecnicamente per avere la forza di generare spinte inflattive, questo dato deve presentarsi particolarmente robusto. Attualmente il trend è abbastanza debole, se non piatto.


Questa mini guida su 3 indicatori della macroeconomia americana, finisce qui: adesso che li conosciamo un po' meglio, li terreno sott’occhio più volentieri.

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